达芬奇密码(四十三)汉语意大利语对照阅读
André Vernet, presidente della filiale parigina della Banca deposito di Zurigo, abitava in un elegante appartamento sopra la banca. Nonostante la lussuosa sistemazione, aveva sempre sognato di possedere una casa nell'Ile Saint-Louis, dove avrebbe potuto frequentare le persone veramente raffina-te, anziché in quel quartiere, dove incontrava soltanto i ricchi cafoni.
"Quando andrò in pensione" Vernet si diceva "mi riempirò la cantina di rari bordeaux, abbellirò il mio salone con un Fragonard e magari anche un Boucher, e passerò la giornata a cercare mobili antichi e libri rari nel Quar-tiere Latino."
Quella notte, Vernet era sveglio soltanto da sei minuti e mezzo. Tuttavia, mentre percorreva il corridoio sotterraneo della banca, sembrava appena uscito dal sarto e dal parrucchiere. Impeccabilmente vestito di un completo di seta, si spruzzò in bocca un deodorante per l'alito e si raddrizzò la cra-vatta mentre camminava. Abituato a svegliarsi a tutte le ore per occuparsi dei clienti internazionali provenienti da altri fusi orari, Vernet aveva le abi-
tudini dei Masai, la tribù africana famosa per la sua capacità di passare in pochi secondi dal sonno profondo a uno stato di piena lucidità, pronto per la battaglia.
"Pronto per la battaglia" pensò Vernet, con il timore che il paragone fos-se particolarmente azzeccato, quella notte. L'arrivo di un cliente con la chiave d'oro richiedeva sempre un supplemento di attenzione, ma l'arrivo di un cliente dalla chiave d'oro ricercato dalla polizia era una questione molto delicata. La banca aveva già abbastanza guai con la legge per i diritti alla privacy dei clienti e non aveva certo bisogno della prova che alcuni di loro fossero dei criminali.
"Cinque minuti" si disse Vernet. "Queste persone devono essere fuori della mia banca prima che la polizia arrivi."
Se avesse fatto in fretta, il disastro poteva essere evitato. Vernet avrebbe detto alla polizia che i due ricercati erano entrati nella sua banca come rife-rito ma, non essendo clienti e non avendo un numero di conto, erano stati allontanati. Purtroppo, il maledetto guardiano aveva telefonato all'Interpol. A quanto pareva, la riservatezza non era compresa nel vocabolario di una guardia da quindici euro l'ora.
Giunto alla porta, trasse un profondo respiro per calmarsi. Poi, sforzan-dosi di sorridere, la aprì ed entrò nella stanza come un soffio di brezza.
«Buonasera» disse, guardando i clienti. «Sono Andre Vernet. Come pos-so esservi...» Il resto della frase gli rimase bloccato in gola. La donna che si trovò di fronte era l'ultima persona al mondo che si sarebbe aspettato di vedere.
«Scusi, ma ci conosciamo?» chiese Sophie. Non si ricordava del ban-chiere, ma l'uomo aveva l'espressione di chi ha appena visto uno spettro.
«No...» farfugliò il presidente della banca. «Non... credo. I nostri servizi sono anonimi.» Esalò il fiato e si sforzò di sorridere. «Il mio assistente di-ce che avete una chiave ma non il numero di conto? Posso chiedere come avete ottenuto la chiave?»
«Me l'ha affidata mio nonno» rispose Sophie, guardando con attenzione l'uomo, che sembrava sempre più agitato.
«Davvero? Suo nonno le ha dato la chiave ma non il numero?»
«Penso che non ne abbia avuto il tempo» rispose Sophie. «È stato assas-sinato questa notte.»
L'uomo fece un passo indietro, inorridito. «Jacques Saunière è morto?» chiese, con voce tremante. «Ma... come?»
Questa volta fu Sophie a fare un passo indietro per la sorpresa. «Lei co-nosceva mio nonno?»
André Vernet era altrettanto scosso; dovette appoggiarsi al tavolo. «Io e Jacques eravamo cari amici. Quando è successo?»
«Poche ore fa, nella galleria del Louvre.»
Vernet dovette sedersi su una poltroncina. «Devo rivolgervi una doman-da importante.» Guardò Langdon e poi Sophie. «Uno di voi ha qualcosa a che fare con la sua morte?»
«No!» esclamò Sophie. «Assolutamente no!»
Vernet aggrottò la fronte e rifletté, con aria cupa. «L'Interpol ha diffuso le vostre fotografie. Siete ricercati per omicidio. Ecco perché vi ho ricono-sciuto.»
Sophie abbassò la testa. "Fache ha già trasmesso i nostri dati all'Inter-pol?" Il capitano doveva avere dei motivi personali che Sophie non cono-sceva. In poche parole spiegò a Vernet chi era Langdon e ciò che era suc-cesso all'interno del Louvre.
Vernet la guardò con stupore. «E mentre moriva, suo nonno le ha lascia-to un messaggio in cui le diceva di cercare il signor Langdon?»
«Sì, e questa chiave.» Sophie la posò sul tavolo davanti a Vernet, con il sigillo del Priorato in basso.
Vernet guardò la chiave ma non la toccò. «Ha lasciato solo la chiave? Nient'altro? Un foglio di carta?»
Sophie aveva dovuto agire in fretta, ma era certa di non avere trovato al-tro, dietro la Vergine delle rocce. «No. Solo la chiave.»
Vernet sospirò. «Purtroppo, ogni chiave è elettronicamente accoppiata a un numero di dieci cifre che serve da controllo. Senza quel numero, la sua chiave è inutile.»
"Dieci cifre." Con riluttanza, Sophie calcolò le probabilità. "Dieci mi-liardi di alternative possibili." Anche con i grossi calcolatori del diparti-mento avrebbero impiegato settimane a trovarlo. «Certo, adesso che sa come stanno le cose, potrà aiutarci.»
«Sono desolato, ma davvero non posso fare nulla. I clienti comunicano il numero scelto per mezzo di un terminale sicuro, e questo significa che i numeri sono noti soltanto al cliente e al computer. È un modo per assicura-re l'anonimato e la sicurezza dei nostri dipendenti.»
Sophie capiva. Anche i supermercati adottavano quel sistema. "Gli im-piegati non hanno le chiavi per aprire la cassaforte." La banca non voleva correre il rischio che qualcuno rubasse una chiave e poi prendesse in o-
staggio un impiegato per farsi dare il numero di conto. Si sedette accanto a Langdon, guardò prima la chiave e poi Vernet. «Ha idea di quello che mio nonno conservava nella vostra banca?»
«Assolutamente no. Del resto, questo è implicito nella natura di una banca deposito come la nostra.»
«Signor Vernet» insistette lei «abbiamo poco tempo. Le devo rivolgere qualche domanda.» Prese la chiave d'oro e la girò, osservando l'espressio-ne dell'uomo quando comparve il simbolo del Priorato di Sion. «Questo simbolo significa qualcosa per lei?»
Vernet guardò il giglio e le lettere senza tradire alcuna reazione. «No, ma molti nostri clienti incidono lo stemma della ditta o le loro iniziali sulle chiavi.»
Sophie sospirò, continuando a guardarlo con attenzione. «Questo stem-ma è il simbolo di una società segreta che ha nome Priorato di Sion.»
Anche questa volta, Vernet non mostrò alcuna reazione. «Non ne so nul-la. Suo nonno era un amico, ma parlavamo soprattutto di affari.» L'uomo si aggiustò la cravatta; adesso dava visibili segni di nervosismo.
«Signor Vernet» insistette Sophie, in tono fermo. «Mio nonno mi ha te-lefonato ieri pomeriggio e mi ha detto che eravamo in grave pericolo. Ha detto che doveva darmi un oggetto. Mi ha fatto avere una chiave della vo-stra banca. Adesso è morto. Qualunque indizio che lei possa darci ci sarà di grande aiuto.»
Vernet cominciava a sudare per il nervosismo. «Dobbiamo uscire dall'e-dificio. Temo che presto arriverà la polizia. Il mio guardiano si è sentito in dovere di avvertire l'Interpol.»
Sophie se l'aspettava. Fece un ultimo tentativo. «Mio nonno ha detto di dovermi dire la verità sulla mia famiglia. Questo significa qualcosa per lei?»
«Mademoiselle, la sua famiglia è morta in un incidente d'auto quando lei era piccola. Mi dispiace. So che suo nonno l'amava molto. Mi ha detto spesse volte di essere addolorato dal fatto che vi foste persi di vista.»
Sophie non seppe che cosa rispondere.
Langdon chiese: «Il contenuto di questo conto ha qualcosa a che fare con il Sangreal?».
Vernet gli rivolse un'occhiata strana. «Non ho idea di che cosa sia.» In quel momento, il cellulare squillò ed egli se lo portò all'orecchio. «Oui?» Ascoltò per un attimo, con aria sorpresa e preoccupata. «La police? Si ra-pidement?» Imprecò, diede qualche rapido ordine in francese e disse che
sarebbe arrivato entro un minuto.
Spense il telefono e si rivolse a Sophie. «La polizia si è mossa più in fretta del solito. È già in arrivo.»
Sophie non aveva intenzione di allontanarsi a mani vuote. «Dica che siamo già andati via. Se vogliono perquisire la banca, chieda un mandato. Così guadagnerà tempo.»
«Senta» rispose Vernet «Jacques era un amico e la mia banca non vuole questo genere di pubblicità. Per queste due ragioni, non ho intenzione di permettere un arresto nei miei locali. Datemi un minuto e vedrò come por-tarvi fuori della banca. Più di questo non posso fare.» Si alzò e corse alla porta. «Rimanete qui. Prendo alcuni accordi e torno.»
«Ma la cassetta di sicurezza?» chiese Sophie. «Non possiamo andare via senza aprirla.»
«Non posso farci nulla» rispose Vernet, mentre si avvicinava alla porta. «Mi dispiace.»
Sophie lo guardò uscire, chiedendosi se il numero del conto non fosse sepolto in una delle lettere che il nonno le aveva inviato nel corso degli anni e che lei non aveva aperto.
Langdon si alzò bruscamente; Sophie gli scorse uno strano luccichio nel-lo sguardo.
«Robert, perché sorridi?»
«Tuo nonno era un genio.»
«Come?»
«Dieci cifre?»
Sophie non capì che cosa intendesse dire.
«Il numero di conto» spiegò lui, con il suo solito mezzo sorriso. «Sono certo che, dopotutto, ce lo abbia lasciato.»
«Dove?»
Langdon prese la stampata della foto scattata sulla scena del delitto e la distese sul tavolo. A Sophie bastò leggere la prima riga per sapere che lo studioso aveva ragione.
13-3-2-21-1-1-8-5
O, Draconian devil!
Oh, lame saint!
P.S. Trova Robert Langdon
--------------------------------------------------------------------------------
第四十三章
苏黎世储蓄银行巴黎支行行长安德烈·韦尔内住在银行顶层的一间豪华公寓里。虽然他的房子富丽堂皇,但他却一直梦想着能在圣路易斯河畔拥有一所住宅。在那里他可以跟人们促膝交谈,而不用每天都在这里面对那些浑身充满了铜臭气的富人。
等我退了休,韦尔内心想,我就把酒窖里塞满上好的波尔多葡萄酒,用福拉哥纳尔或布歇的名画装饰我的客厅,然后整日四处搜罗古董家具和拉丁区的宝贵书籍。
韦尔内在醒来六分钟后就急急忙忙地穿过银行的地下通道。他看上去依然神采奕奕,好像他的私人裁缝和发型师早已把他修饰得尽善尽美。他穿着一件得体的丝质西装,边走边向嘴里喷了些口气清新剂,然后紧了紧领带。由于经常在夜间被突然叫醒去接待那些来自其他时区的外国客户,韦尔内已经养成了马萨士兵的睡眠习惯——那些非洲部落以能在醒来后几秒钟就能进入战斗状态而闻名。
“战斗开始了。”韦尔内想道,但又觉得用这个比喻来形容今晚的事不一定贴切。虽说每位持金钥匙的客户的光临都需要一些额外的关注,但一位被通缉的客户的到来确实是一件不同寻常的事。在没有证据证明客户是罪犯的情况下,银行已与执法者就客户的隐私权多次发生争执。
“给我五分钟。”韦尔内心想,“我要这些人在警察来之前离开银行。”
如果他行动够快的话,他的银行就可以巧妙地躲过眼前的这场灾难。韦尔内可以告诉警察这两个被迫查的逃犯确实进了银行,可是因为他们并不是银行的客户,而且又没有账号,于是被赶了出去。他真希望那个该死的警卫没有打电话给国际刑警组织。一个每小时只拿15欧元的警卫显然不会知道还有“判断力”这个词。
他在门口停了停,深吸了一口气,放松了一下全身的肌肉。然后,他满脸堆笑地打开门,像一阵暖意融融的清风那样飘然而人。
“晚上好。”他说道,眼睛搜寻着他的客户。“我是安德烈·韦尔内,我能帮您……”下半截话被卡在了喉头。他面前的这个女人是他有生以来最意想不到的来访者。
“对不起,我们以前见过面吗?”索菲问道。她根本就不认识这个人,可他刚才一刹那的表情就像看到了鬼似的。
“没有……”行长结结巴巴地说道,“我想……没有。我们的业务都是匿名的。”他长出了一口气,挤出镇定的笑容,说道:“我的助理告诉我说您有一把金钥匙却没有账号,是吗?那么,我能知道您是怎样得到这把钥匙的吗?”
“是祖父给我的。”索菲答道,眼睛紧紧地盯着他。
他显得更加不安了。“真的吗?您祖父给了您这把钥匙却没告诉您账号?”
“我想他没来得及,”索菲说道,“他今晚被人谋杀了。”
听到这话,那人倒退了几步。“雅克·索尼埃死了?”他大声问道,眼里充满了恐惧。“但是……这是怎么回事?”
索菲大吃一惊,也倒退几步,浑身发抖。“你认识我祖父?”
安德烈·韦尔内也大惊失色。他靠着桌角站稳,说道:“雅克和我是好朋友。他什么时候死的?”
“今晚早些时候。在卢浮宫。”
韦尔内走到一个宽大的皮椅旁,一屁股坐了进去。他看了看兰登,又看了看索菲,然后问道:“我要问你们一个非常重要的问题。你们中任何一个人跟他的死有关吗?”
“没有!”索菲叫道,“绝对没有。”
韦尔内脸色凝重,停了一下,若有所思地说道:“你们的照片已被国际刑警组织贴了出来。这就是刚才我认出你的原因。你们正因涉嫌谋杀而被通缉。”
索菲的心一沉。法希已经通知国际刑警组织了?他似乎比索菲预料的更加卖力。她简单地向韦尔内说明了兰登的身份,以及今晚在卢浮宫发生的事。
韦尔内感到非常惊异。“你祖父快死的时候留下了暗号让你去找兰登先生?”
“是的。还有这把钥匙。”索菲把金钥匙放到韦尔内面前的咖啡桌上,故意让有隐修会标志的那面朝下。
韦尔内看了一眼那把钥匙,却没有去动它。“他只给你留下了这把钥匙?没有别的?没有小纸条什么的?”
索菲知道她在卢浮宫的时候非常匆忙,但她可以肯定在《岩间圣母》后面除了这把钥匙没有别的东西。
“没有。只有这把钥匙。”
韦尔内无奈地叹了一口气:“很遗憾。每把钥匙都跟一组作为密码的十位数账号相匹配。没有账号,你的钥匙毫无价值。”
十位数!索菲无奈地计算了一下破解那个密码的可能性。有100多亿种可能。即使她把警署里处理能力最强的并联计算机带来,也要用好几个礼拜才能破解这个密码。“当然了,先生,鉴于当前的局面,你会帮我们的。”
“对不起。我真的帮不上忙。客户通过安全可靠的计算机来选择他们的账号,这意味着只有计算机和客户自己知道账号。这是我们保证客户得以匿名处理业务的一个方法。另外,这样做也是为了我们员工的安全着想。”
索菲完全明白。便利店也是这样做的。员工不能拿保险柜的钥匙!这家银行显然不会让人钻空子,让偷走钥匙的人扣押一个员工作为人质来索要账号。
索菲坐在兰登身边,低头看了看钥匙,又抬头看了看韦尔内。“您猜想我祖父会在您的银行里放些什么东西呢?”
“一无所知。这就是所谓的匿名银行。”
“韦尔内先生,”她坚持道,“我们今晚在这里的时间有限。那我有话直说了。”她拿起那把金钥匙,翻了过来,露出隐修会的标志。她盯着韦尔内的眼睛,问道:“这个钥匙上的标记对你来说意味着什么吗?”
韦尔内低头看了看那个法国百合标记,没作任何反应。“没什么。不过我们许多客户都会把他们社团的徽标或首字母的缩略词刻在他们的钥匙上。”
索菲叹了一口气,可是她依然紧紧地盯着韦尔内。“这个印记是一个叫做隐修会的秘密组织的标志。”
韦尔内仍没作任何反应。“我对此一无所知。你祖父跟我确实是好期友,但我们大部分时间都在讨论生意上的事。”他整了整领带,流露出一丝不安。
“韦尔内先生,”索菲坚持道,“我祖父今晚给我打电话,说他和我的处境都极度危险。他说必须得给我点什么东西。结果他给了我你们银行的一把钥匙。现在他死了。您提供的任何线索都会很有帮助。”
韦尔内冒出了冷汗,说道:“我们得离开这座大楼。恐怕警察马上就会来。警卫忠于职守,向国际刑警组织报了警。”
索菲确实害怕,可她还是做了最后一次努力。“祖父说他要告诉我家庭的真相。您知道些什么吗?”
“小姐,你的家人在你小时候出车祸死了。我很抱歉。我知道你祖父非常爱你。他多次向我提到你们关系破裂对他来说是件多么痛苦的事。”
索菲不知如何作答。
兰登问道:“用这个账号保存的东西跟圣杯有关吗?”
韦尔内古怪地看了他一眼。“我不知道那是什么。”这时,韦尔内的手机响了起来。他把手机从腰带上拿下来。“喂?”他的神情有些诧异,继而又变得很关注。“警察?这么快?”他骂了几句,快速地用法语下了几个命令,然后告诉对方他马上就会去大厅。
他挂上电话,转过身对索菲说:“警察比平常行动得快。我们在这里讲话的时候,他们就赶过来了。”
索菲不想两手空空地离开这里。“告诉他们我们来过,并且已经走了。如果他们想要搜查银行,就向他们要搜查令。他们得花一些时间才能拿到搜查令。”
“听着,”韦尔内说道,“雅克是我的朋友,而且我的银行也不允许警察那样做。我不会允许他们在我的大楼里逮捕你们。给我一分钟,我会想办法让你们悄悄地离开这里。除此之外,恕我无能为力。”他站起来,快步走向门口。“呆在这里。我去作些安排,马上回来。”
“但是,保险箱怎么办?”索菲叫道,“我们不能就这么走。”
“我一点办法都没有,抱歉。”韦尔内边说边急匆匆地走出门口。
索菲看着他的背影从门口消失,心想账号也许就在祖父这些年来寄给她的那些数不清的信件和包裹里,而她却一件也没打开过!
兰登突然站了起来。索菲感到他眼里闪烁出莫名其妙的快乐光芒。
“罗伯特!你笑什么?”
“你祖父真是个天才。”
“对不起,你说什么?”
“十位数?”
索菲根本就不知道他在说什么。
他的嘴咧向一边,露出了熟悉的笑容,“账号!我敢肯定他把账号留给了我们。”
“在哪儿?”
兰登拿出那张犯罪现场的电脑打印照扩,铺在咖啡桌上。索菲只看了一眼,就知道兰登说得没错。
13—3—2—21—1—1—8—5
啊,严酷的魔王!
噢,瘸腿的圣徒!
P.S.:找到罗伯特·兰登。