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汉语意大利语对照阅读:达芬奇密码(二十三)
来源:文国网 时间:2007年06月04日 05:42      文章评论我来评论        进入社区

23
Sophie arrivò senza fiato alle grandi porte della Salle des Etats, la sala che conteneva la Monna Lisa. Prima di entrare, lanciò con riluttanza u-n'occhiata venti metri più avanti, dove giaceva il corpo del nonno, illumi-nato dal faretto.
Il rimorso la colpì con forza, all'improvviso, e con un grande sottofondo di colpa. Saunière l'aveva cercata infinite volte nel corso degli ultimi dieci anni, ma Sophie non si era lasciata commuovere, non aveva aperto le sue lettere e si era rifiutata di vederlo. "Mi aveva mentito! Aveva segreti spa-
ventosi! Che cosa avrei dovuto fare?" E perciò l'aveva escluso dalla sua vi-ta. Completamente.
Ma adesso il nonno era morto e le parlava dalla tomba.
"La Monna Lisa."
Spinse le porte ed entrò. Per un momento guardò dalla soglia la grande sala rettangolare, anch'essa illuminata dalla soffice luce rossa. Quella sala era uno dei rari cul-de-sac del museo, il cui solo ingresso era dalla galleria. Di fronte alla porta c'era un Botticelli di cinque metri. Sotto di esso, un immenso divano ottagonale serviva come luogo di osservazione per le mi-gliaia di visitatori che volevano riposarsi per qualche minuto mentre am-miravano il bene più prezioso del Louvre.
Ancora prima di entrare, però, Sophie capì di avere dimenticato un parti-colare. "Una luce nera." Lanciò un'occhiata al corpo del nonno, circondato dagli strumenti della Scientifica. Se Saunière aveva scritto qualcosa nella sala della Monna Lisa, l'aveva certamente scritto con la penna invisibile.
Trasse un profondo respiro e corse verso la scena del delitto, bene illu-minata. Incapace di guardare il nonno, fissò lo sguardo sulle attrezzature della Scientifica. Trovò una piccola penna a raggi ultravioletti e se la infilò in tasca, affrettandosi a fare ritorno nella Salle des Etats.
Giunta sulla soglia, però, udì un rumore di passi che venivano verso di lei dall'interno. "C'è qualcuno!" Una figura spettrale emerse improvvisa-mente dalla penombra. Sophie fece un passo indietro.
«Sei tu, finalmente!» sussurrò Langdon, fermandosi davanti a lei.
Il sollievo di Sophie fu solo momentaneo. «Robert, ti avevo detto di an-dare via! Se Fache...»
«Dov'eri?»
«Dovevo procurarmi una luce nera» rispose lei, mostrandogliela. «Se mio nonno ha lasciato un messaggio...»
«Sophie, ascolta» chiese, fissandola negli occhi. «Le lettere P.S. signifi-cano qualcos'altro per te? Qualunque cosa?»
Temendo che qualcuno potesse udire la loro voce, Sophie chiuse la porta a doppi battenti della Salle des Etats. «Te l'ho detto, sono le iniziali di Principessa Sofia.»
«Sì, ma le hai mai viste in qualche altro posto? Tuo nonno non ha mai usato la sigla "P.S." come monogramma, sulla carta da lettere o su qualche oggetto personale?»
La domanda la sorprese. "Come può saperlo?" Sophie aveva già visto le iniziali P.S. una volta, in una sorta di monogramma. Era la vigilia del suo
nono compleanno e lei frugava in segreto in tutta la casa, per cercare regali di compleanno nascosti. Anche allora, non sopportava che qualcosa le ve-nisse tenuto segreto. "Che cosa mi avrà comprato il nonno quest'anno?" Aveva frugato in armadi e cassettiere. "Mi avrà comprato la bambola che volevo? Dove può averla nascosta?"
Dopo avere esplorato l'intera casa senza avere trovato nulla, Sophie si era fatta coraggio ed era entrata nella camera da letto del nonno. Non ave-va il permesso di entrare in quella stanza, ma il nonno era al piano di sotto e dormiva sulla poltrona.
"Darò solo un'occhiata in fretta!"
In punta di piedi, Sophie aveva raggiunto l'armadio e aveva guardato dietro i vestiti. Niente. Poi aveva guardato sotto il letto. Nulla. Era allora passata al comò e aveva aperto i cassetti, per poi esaminarne attentamente il contenuto. "Ci deve essere qualcosa per me!" Era arrivata all'ultimo cas-setto senza trovare alcuna bambola. Delusa, l'aveva aperto e aveva spostato alcune vesti nere che non gli aveva mai visto indossare. Stava per richiu-derlo, quando aveva colto uno scintillio dorato in fondo al cassetto. Sem-brava una catena per l'orologio da taschino, ma il nonno non l'aveva mai portato. Il suo cuore aveva accelerato i battiti nel comprendere che cosa fosse.
"Una collana!"
Sophie aveva sollevato con attenzione la catena e, con sorpresa, aveva visto alla sua estremità una lucente chiave d'oro. Pesante e lucidata a spec-chio. Senza parole, l'aveva sollevata per osservarla. Era diversa da qualsia-si altra chiave. In genere erano piatte e avevano una serie di denti, ma quella aveva solo una colonna triangolare con piccoli segni scavati sull'in-tera asta. Al posto del consueto "anello", inoltre, c'era un'impugnatura a forma di croce, ma non era una croce normale. Era una croce con i bracci della stessa lunghezza, come il segno "più". Inciso nel centro della croce c'era uno strano simbolo: due lettere intrecciate e il disegno di un fiore. «P.S.» aveva sussurrato, leggendo le lettere. "Che cosa può essere?"
«Sophie?» l'aveva chiamata il nonno, dalla porta.
Sorpresa, si era girata e aveva lasciato cadere la chiave sul pavimento. Aveva abbassato gli occhi, troppo impaurita per guardare il nonno. «Cer-cavo... il mio regalo di compleanno» si era scusata. Aveva chinato la testa, consapevole di avere abusato della sua fiducia.
Per quella che le era parsa un'eternità, il nonno era rimasto a guardarla in silenzio dalla porta. Alla fine aveva tratto un profondo respiro. «Raccogli
la chiave, Sophie.»
Lei l'aveva raccolta.
Il nonno si era avvicinato. «Sophie, tu devi rispettare le cose degli altri.» Senza collera, si era inginocchiato e aveva preso la chiave. «È una chiave molto speciale. Se tu l'avessi persa...»
Nell'udire la voce tranquilla del nonno, Sophie si era sentita ancora peg-gio. «Mi dispiace, Grand-père. Mi dispiace davvero.» E aveva aggiunto, dopo un istante: «Pensavo che fosse una collana per il mio compleanno».
Lui l'aveva fissata per parecchi secondi. «Te lo dirò ancora una volta, Sophie, perché è importante. Devi imparare a rispettare le cose private de-gli altri.»
«Sì, Grand-père.»
«Ne parleremo un'altra volta. Per ora, bisogna strappare le erbacce dal giardino.»
Sophie era corsa a compiere i suoi doveri.
L'indomani mattina, Sophie non aveva ricevuto un regalo di compleanno dal nonno. Non se l'era aspettato, dopo quello che aveva fatto. Ma il nonno non le aveva neppure fatto gli auguri. Quando era andata a dormire, quella sera, non si era mai sentita così abbattuta. Infilandosi sotto le coperte, però, aveva trovato un foglietto sul cuscino.
Sul foglietto era scritto un semplice indovinello. Ancora prima di risol-verlo, le era tornato il sorriso. "So che cos'è!" Il nonno l'aveva già fatto il Natale precedente. "Una caccia al tesoro!"
Con ansia, aveva meditato sull'indovinello fino a risolverlo. La soluzio-ne l'aveva inviata in un'altra parte della casa, dove aveva trovato un altro foglio e un altro indovinello. Aveva risolto anche quello e aveva raggiunto di corsa il terzo foglio e il terzo enigma. Aveva continuato a correre da una stanza all'altra finché era giunta a un messaggio che l'aveva fatta tornare alla sua camera da letto. Si era precipitata su per le scale e, nell'entrare nel-la sua stanza, si era bloccata bruscamente. In mezzo alla camera c'era una luccicante bicicletta rossa con un fiocchetto legato al manubrio. Sophie a-veva lanciato un grido di eccitazione.
«So che avevi chiesto una bambola» le aveva detto il nonno, sorridendo-le dall'angolo «ma ho pensato che questa ti piacesse di più.»
L'indomani il nonno le aveva insegnato ad andare in bicicletta, correndo accanto a lei lungo il viale di casa. Quando Sophie si era avviata sul prato e aveva perso l'equilibrio, tutt'e due erano caduti sull'erba, rotolando e ri-dendo.
«Grand-père» gli aveva detto Sophie, abbracciandolo «mi dispiace per la chiave.»
«Lo so, cara, sei perdonata. Non posso rimanere a lungo in collera con te. Nonni e nipoti si perdonano sempre.»
Sophie sapeva che non avrebbe dovuto chiederlo, ma non era riuscita a trattenersi. «Che cosa apre? Non ho mai visto una chiave del genere. Era molto bella.»
Il nonno era rimasto in silenzio a lungo; Sophie sapeva che era incerto sulla risposta da darle. "Il nonno non mente mai." «Apre un cofanetto» a-veva detto infine «dove sono conservati molti segreti.»
Sophie aveva fatto una smorfia. «Io odio i segreti!»
«Lo so, ma questi segreti sono importanti. E un giorno imparerai a dare loro l'importanza che gli do io.»
«Ho visto delle lettere, sulla chiave, e un fiore.»
«Sì, è il mio fiore preferito. È chiamato un fleur-de-lis. Ne abbiamo in giardino. Sono quelli bianchi, i gigli.»
«Li conosco! Sono anche i miei preferiti!»
«Allora farò un patto con te.» Il nonno aveva sollevato le sopracciglia come faceva sempre quando le proponeva una sfida. «Se manterrai il se-greto sulla mia chiave e non ne parlerai con nessuno, né con me né con al-tri, un giorno la darò a te.»
Sophie non credeva alle proprie orecchie. «Me la darai?»
«Te lo prometto. Quando giungerà il momento, la chiave sarà tua. Sopra c'è il tuo nome.»
Sophie aveva aggrottato la fronte. «No, non c'è. C'era scritto "P.S."; io non mi chiamo P.S.!»
Il nonno aveva abbassato la voce e si era guardato attorno come per assi-curarsi che nessuno ascoltasse. «D'accordo, Sophie, se proprio vuoi saper-lo, "P.S." è un codice. Sono le tue iniziali segrete.»
Lei aveva sgranato gli occhi. «Io ho delle iniziali segrete?»
«Certo. Le nipotine hanno sempre iniziali segrete, e soltanto i nonni le conoscono.»
«P.S.?»
Lui le aveva fatto il solletico sotto il mento. «Princesse Sophie.»
La bambina aveva riso. «Io non sono una principessa!»
Il nonno le aveva strizzato l'occhio. «Per me lo sei.»
Da quel giorno in poi, non avevano mai più parlato della chiave. E lei era divenuta per il nonno la "Principessa Sophie".
Ora, nella Salle des Etats, Sophie rifletteva in silenzio e sentiva tutto il dolore della perdita.
«Le iniziali» aveva sussurrato Langdon, guardandola con espressione strana. «Le hai mai viste?»
Sophie ripensò alle parole del nonno. "Non ne parlerai con nessuno, né con me né con altri." Sapeva di essere in colpa per non averlo saputo per-donare e non voleva tradire di nuovo la sua fiducia. Però era stato Saunière a ordinarle di cercare Robert Langdon per farsi aiutare da lui. Sophie an-nuì. «Sì, una volta ho visto le iniziali P.S. Quando ero piccola.»
«Dove?»
Sophie ebbe un attimo di esitazione. «Su un oggetto molto importante per lui.»
Langdon la fissò negli occhi. «Sophie, questo è fondamentale. Le iniziali erano accompagnate da un simbolo? Un fleur-de-lis?»
Sophie fece un passo indietro per lo stupore. «Ma... come fai a saperlo?»
Langdon sospirò e abbassò la voce. «Ho il forte sospetto che tuo nonno appartenesse a una società segreta. Una fratellanza occulta, molto antica.»
Sophie sentì una stretta allo stomaco. Anche lei ne aveva il sospetto. Per dieci anni aveva cercato di dimenticare l'incidente che le aveva rivelato quell'orribile fatto, quando aveva assistito a qualcosa di inconcepibile. "Imperdonabile."
«Il giglio» continuò Langdon «insieme alle iniziali P.S. è lo stemma uf-ficiale della fratellanza. Il loro segno di riconoscimento.»
«Come lo sai?» Sophie temeva che Langdon le confidasse di appartenere anch'egli a quella fratellanza.
«Ho scritto su quella setta» spiegò lo studioso, con la voce tremante per l'eccitazione. «La simbologia delle società segrete è una delle mie specia-lizzazioni. Il gruppo si chiama Priorato di Sion, Prieuré de Sion. Hanno sede in Francia e membri importanti in tutta Europa. In effetti, sono una delle più antiche sette segrete che esistano sulla terra.»
Sophie non ne aveva mai sentito parlare.
Langdon continuò in fretta la spiegazione. «Tra i suoi appartenenti, il Priorato vanta alcuni dei più importati uomini di cultura che siano esistiti: personaggi come Botticelli, Newton, Victor Hugo.» Si interruppe, poi ri-prese, con la voce piena di zelo accademico: «E, naturalmente, Leonardo da Vinci».
Sophie lo fissò con stupore. «Leonardo da Vinci faceva parte di una so-cietà segreta?»
«Leonardo è stato a capo del Priorato tra il 1510 e il 1519 come Gran Maestro dell'associazione e questo può forse spiegare la grande passione di tuo nonno per la sua opera. Condividevano un legame storico di fratellanza e tutto questo si sposa perfettamente con i loro interessi per l'iconologia della dea, il paganesimo, le divinità femminili e con la loro avversione per la Chiesa. Il Priorato ha sempre avuto una venerazione per il femminino sacro, questo suo aspetto storico è documentatissimo.»
«Intendi dire che questo gruppo è una setta pagana che pratica il culto della dea?»
«Meglio dire che è l'autentica setta pagana che pratica il culto del princi-pio femminile. Ma, cosa più importante, sono noti perché custodiscono un segreto importantissimo, che li ha resi estremamente potenti.»
Nonostante la profonda convinzione di Langdon, la prima reazione di Sophie fu di incredulità. "Una setta pagana segreta? Un tempo guidata da Leonardo da Vinci?" Sembrava assurdo. Eppure, ripensò a ciò che aveva visto dieci anni prima, la notte in cui aveva assistito a una scena che non riusciva ancora ad accettare... "Che possa essere la spiegazione?"
«L'identità dei membri viventi del Priorato è mantenuta rigorosamente segreta» continuò Langdon «ma le iniziali P.S. e il giglio che hai visto da bambina costituiscono una prova. Non possono essere legati ad altro che al Priorato.»
Sophie comprendeva che Langdon conosceva molto più di quanto non si fosse immaginata, relativamente a suo nonno. Quell'americano aveva chia-ramente molte cose da insegnarle, ma non era il momento. «Non posso permettere che ti prendano, Robert. Abbiamo un mucchio di cose da discu-tere. Devi andare via!»
Langdon sentiva solo il mormorio della sua voce, ma non intendeva al-lontanarsi. Era perso in un altro luogo. Un luogo dove antichi segreti affio-ravano alla superficie. Un luogo dove storie dimenticate uscivano dall'om-bra.
Lentamente, come se si muovesse sott'acqua, Langdon si voltò a guarda-re la Monna Lisa. "Il fleur-de-lis... il fiore di Lisa... la Monna Lisa."
E ogni cosa era intrecciata all'altra, come una silenziosa sinfonia che e-cheggiava i più profondi segreti del Priorato di Sion e di Leonardo da Vin-ci.
A qualche chilometro di distanza, sulla riva del fiume, a sudovest di Les Invalides, lo stupefatto autista di un autoarticolato, sorvegliato da alcuni
agenti che puntavano le armi contro di lui, udì il capitano della polizia giu-diziaria lanciare un gutturale grido di rabbia e gli vide scagliare nelle tu-multuose acque della Senna un pezzo di sapone.

 

作者:未知
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