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Sophie si chiedeva quanto tempo le rimanesse prima che Fache capisse che lei non aveva lasciato l'edificio. Vedendo che Langdon era ancora so-praffatto dalle notizie che gli aveva dato, si chiese se avesse fatto bene a bloccarlo in quella toilette. "Che altro potevo fare?"
Ripensò al corpo del nonno, nudo e nella posizione leonardesca sul pa-vimento. C'era stato un tempo in cui il nonno significava tutto per lei, ma quella notte aveva notato con sorpresa di non provare dolore, come se l'uomo Jacques Saunière fosse ormai un estraneo. Il loro rapporto si era cancellato in un istante, una notte di marzo, quando lei aveva ventidue an-ni. "Dieci anni fa." Sophie era tornata a casa con qualche giorno d'anticipo, alla fine dei corsi della sua università inglese, e per errore aveva trovato il nonno impegnato in un'attività a cui, ovviamente, Sophie non avrebbe do-vuto assistere. Ancora oggi stentava a credere che fosse vero.
"Se non l'avessi visto con i miei occhi..."
Troppo sorpresa e piena di vergogna per ascoltare i penosi tentativi di spiegazione del nonno, Sophie era immediatamente andata ad abitare da sola, usando i suoi risparmi e affittando con alcune amiche un piccolo ap-partamento. Aveva giurato di non riferire mai a nessuno quello che aveva visto. Il nonno aveva cercato disperatamente di mettersi in contatto con lei, aveva mandato lettere e cartoline, supplicando Sophie di incontrarsi con lui per ascoltare la sua spiegazione. "Ma che spiegazione?" Sophie aveva risposto una volta sola, per proibirgli di telefonarle e di cercare di incon-trarla in pubblico. Temeva che la spiegazione risultasse ancor più spaven-tosa della scena da lei vista.
Incredibile, ma Saunière non aveva mai rinunciato a scriverle, e adesso Sophie aveva in un cassetto dieci anni di lettere non aperte. A credito del nonno occorre dire che aveva sempre rispettato il suo volere e non le aveva mai telefonato.
"Fino a questo pomeriggio."
«Sophie?» La voce di Saunière le era parsa straordinariamente invec-chiata, nella registrazione della segreteria. «Ho rispettato per tanto tempo il tuo desiderio... mi dispiace di telefonarti, ma ti devo parlare. È successa una cosa terribile.»
Nella cucina del suo piccolo appartamento parigino, Sophie aveva pro-vato un brivido nel sentirlo dopo tanti anni. La sua voce gentile aveva ride-stato molti bei ricordi infantili.
«Sophie, ascoltami, per favore.» Le parlava in inglese, come aveva sem-pre fatto quando era bambina. "Fa' pratica di francese a scuola, fa' pratica
di inglese a casa." «Non puoi restare in collera per sempre. Non hai letto le lettere che ti ho scritto in tutti questi anni? Non capisci ancora?» Si era in-terrotto per un istante. «Dobbiamo parlarci subito. Per favore, concedi a tuo nonno quest'unico desiderio. Telefonami al Louvre. Subito. Credo che tutt'e due siamo in grave pericolo.»
Sophie aveva fissato l'apparecchio telefonico. "Pericolo?" Che cosa vo-leva dire?
«Principessa...» aveva continuato il nonno, con un'emozione che Sophie non era riuscita a individuare bene. «So di averti tenuto nascosto molte co-se, e so che mi sono costate il tuo affetto. Ma l'ho fatto per salvarti. Adesso però devi conoscere la verità. Per favore, ti devo dire la verità sulla tua fa-miglia.»
Sophie aveva sentito che il cuore accelerava i battiti. "La mia famiglia?" I genitori di Sophie erano morti quando lei aveva solo quattro anni. La loro auto era caduta da un ponte ed era precipitata in un fiume dalle acque tu-multuose. Nell'auto c'erano anche la nonna e il fratellino di Sophie; l'intera sua famiglia era stata cancellata in un istante. Aveva una scatola piena di ritagli di giornale che lo confermavano.
Ma quelle parole le avevano fatto provare un'immensa nostalgia. "La mia famiglia!" In quell'istante, Sophie aveva rivisto le immagini di un so-gno che l'aveva destata innumerevoli volte quando era bambina. "La mia famiglia è viva! Tornano a casa!" Ma, come nel suo sogno, l'immagine era svanita. "La tua famiglia è morta, Sophie. Non torna a casa."
«Sophie...» continuava il nonno, dalla segreteria. «Da anni aspettavo di dirtelo. Aspettavo il momento giusto, ma adesso non c'è più tempo. Tele-fonami al Louvre. Non appena senti questa mia comunicazione. Aspetterò qui tutta la notte. Temo che tutt'e due siamo in pericolo. Ci sono molte co-se che devi sapere.»
Il messaggio era terminato.
Nel silenzio, Sophie aveva atteso per alcuni minuti, tremante. Ma, a ma-no a mano che rifletteva sul messaggio del nonno, le era parso che una sola possibilità avesse senso e che uno solo fosse lo scopo di Saunière.
Era un'esca per farla abboccare.
Ovviamente, il nonno desiderava disperatamente vederla. Ed era dispo-sto a tutto. Sophie aveva provato per lui un disgusto ancora maggiore. Si era chiesta se avesse scoperto di essere malato e avesse deciso di giocare quella carta per vederla un'ultima volta. In tal caso, l'aveva scelta bene.
"La mia famiglia."
Adesso, nella toilette del Louvre, Sophie sentiva l'eco del messaggio te-lefonico del pomeriggio. "Sophie, temo che tutt'e due siamo in pericolo. Telefonami."
Non gli aveva telefonato. Né si era ripromessa di farlo. Adesso, però, il suo scetticismo aveva ricevuto un duro colpo. Il nonno era stato assassina-to all'interno del suo stesso museo. E aveva scritto un messaggio in codice sul pavimento.
Un messaggio per lei, ne era certa.
Anche se non era ancora riuscita a decifrare il significato del messaggio, per Sophie la sua natura criptica era un'ulteriore prova che il messaggio era per lei. La passione di Sophie per la crittografia derivava dall'aver trascor-so l'infanzia con Jacques Saunière, un appassionato di codici, giochi di pa-role ed enigmi. "Quante domeniche abbiamo passato a risolvere i critto-grammi e le parole crociate del giornale?"
A dodici anni Sophie riusciva a terminare senza aiuto il cruciverba di "Le Monde" e il nonno l'aveva iniziata ai cruciverba in inglese, agli indo-vinelli matematici e ai cifrari a sostituzione. Sophie ne era appassionata. Alla fine aveva trasformato quella passione in professione divenendo una crittologa per la polizia giudiziaria.
Quella notte, la crittologa in Sophie era stata costretta ad ammirare l'ef-ficacia con cui il nonno aveva usato un semplice codice per unire due e-stranei, Sophie Neveu e Robert Langdon.
La domanda era: perché l'aveva fatto?
Purtroppo, dall'espressione confusa dello studioso, Sophie capiva che l'americano non aveva idea del motivo per cui Saunière li avesse chiamati in causa.
Lo interrogò di nuovo. «Lei e mio nonno dovevate incontrarvi questa se-ra. Per quale motivo?»
Langdon era sinceramente perplesso. «L'incontro è stato organizzato dalla sua segretaria, che non ha precisato una ragione in particolare e io non l'ho chiesta. Pensavo che, essendo a conoscenza della mia conferenza sull'iconografia pagana delle cattedrali cristiane, gli interessasse l'argomen-to e che volesse scambiare qualche commento dopo la conferenza.»
Sophie non si lasciò convincere. Il collegamento era troppo esile. Suo nonno conosceva l'iconografia pagana meglio di chiunque al mondo. Inol-tre era un uomo eccezionalmente riservato e non era il tipo che amasse chiacchierare con il primo professore venuto dall'America, a meno che non ci fosse qualche ragione importante.
Sophie trasse un profondo respiro e provò un'altra strada. «Mio nonno mi ha telefonato oggi pomeriggio per dirmi che eravamo in grave pericolo. Questo significa qualcosa per lei?»
Langdon la guardò con preoccupazione. «No, ma considerando quanto è successo...»
Sophie annuì. Considerando quanto era successo, sarebbe stata una sciocca a non spaventarsi. Non sapendo quali altre strade tentare, si avvici-nò alla finestra in fondo alla toilette e in silenzio guardò all'esterno attra-verso la rete di fili d'allarme inseriti nel vetro. Erano piuttosto in alto. Al-meno dodici metri.
Con un sospiro, osservò il panorama notturno di Parigi. Alla sua sinistra, sull'altra sponda della Senna, si scorgeva la Torre Eiffel illuminata. Davan-ti a lei, l'Arc de Triomphe. E a destra, in cima all'altura di Montmartre, la graziosa cupola arabescata del Sacré-Coeur, la cui pietra levigata brillava di luci bianche.
Sotto di lei, all'estremità più occidentale dell'ala Denon, la principale ar-teria di traffico in direzione nord-sud della Place du Carrousel passava ac-canto all'edificio e tra essa e la facciata del Louvre c'era solo uno stretto marciapiede. Sulla strada, la solita fila di autocarri che viaggiavano di not-te per le consegne attendeva che il semaforo diventasse verde; le loro luci di posizione parevano farsi beffe di Sophie, che era sopra di loro e non sa-peva come uscire.
«Non so che dire» commentò Langdon, dietro di lei. «Ovviamente, suo nonno cerca di dirci qualcosa. Mi dispiace di non poterle essere d'aiuto.»
Sophie si voltò verso di lui. Le era parso di sentire un sincero rimpianto nella voce dello studioso. Nonostante tutti i suoi guai, ovviamente deside-rava aiutarla. "L'insegnante in lui" pensò, ricordando quanto aveva letto nel suo profilo compilato dalla polizia giudiziaria. Un accademico che chiaramente odiava trovarsi all'oscuro, privo di una spiegazione. "Ecco qualcosa che abbiamo in comune" pensò.
Nel suo lavoro di decifratrice di codici, il compito di Sophie consisteva nell'estrarre un significato da serie di dati apparentemente prive di senso. Quella notte, la sua convinzione era che Robert Langdon — che lo sapesse o no — possedeva informazioni che a lei erano necessarie. "Principessa Sophie, trova Robert Langdon." Il messaggio di Saunière non avrebbe po-tuto essere più chiaro. Sophie aveva bisogno di tempo. Tempo per fare ri-cerche con Langdon. Tempo per pensare. Tempo per risolvere insieme quel mistero. Purtroppo, il tempo stava esaurendosi rapidamente.
Guardando Langdon, Sophie gli comunicò l'unica soluzione che le era venuta in mente. «Da un minuto all'altro, Bezu Fache la arresterà. Io posso farla uscire da questo museo. Ma dobbiamo agire subito.»
Langdon sgranò gli occhi. «Lei vuole che io fugga?»
«È la cosa migliore che lei possa fare. Se permette a Fache di arrestarla, trascorrerà settimane in una prigione francese mentre il dipartimento di Giustizia e l'ambasciata americana litigheranno per decidere quale corte dovrà processarla. Ma se riusciamo a uscire di qui e a raggiungere l'amba-sciata, il suo governo proteggerà i suoi diritti mentre dimostreremo che lei non ha niente a che fare con l'omicidio.»
Langdon non pareva neppure vagamente convinto. «Lasci perdere! Fa-che ha agenti armati a tutte le uscite. Anche se ci allontanassimo senza che ci sparino, la fuga mi farà sembrare colpevole. Deve dire a Fache che il messaggio era per lei e che Saurière non ha scritto il mio nome per accu-sarmi.»
«Lo farò» disse in fretta Sophie «ma dopo che lei sarà al sicuro nell'am-basciata americana. È a poco più di un chilometro da qui e la mia auto è parcheggiata davanti al museo. Trattare con Fache qui dentro è troppo ri-schioso, non capisce? Fache si è assunto come missione quella di dimo-strare la sua colpevolezza. La sola ragione per cui ha rinviato il suo arresto è stata la speranza che, tenendola sotto osservazione, emergesse qualche accusa contro di lei.»
«Esattamente. Come fuggire!»
Il telefono cellulare di Sophie prese a squillare. "Fache, probabilmente." Lei lo spense. «Signor Langdon» disse in fretta «le devo rivolgere un'ulti-ma domanda.» "E l'intero suo futuro può dipendere dalla risposta." «Le pa-role sul pavimento non ne sono chiaramente la prova, ma Fache ha detto a tutti di essere "certo" della sua colpevolezza. Riesce a immaginare qualche altra ragione che può averlo convinto?»
Langdon rifletté per alcuni secondi. «Assolutamente nessuna.»
Sophie sospirò. "Questo significa che Fache mente." La ragione di quel-la menzogna, Sophie non riusciva a immaginarla, ma non era quello il pun-to. Il punto era che Bezu Fache intendeva arrestare Langdon a ogni costo. Sophie aveva bisogno che Langdon la aiutasse e quel dilemma le lasciava una sola conclusione logica. "Devo fare in modo che Langdon raggiunga l'ambasciata americana."
Sophie tornò a guardare dalla finestra la strada sottostante. Un salto da lassù e Langdon si sarebbe trovato con le gambe spezzate, se non peggio.
Comunque, aveva preso la sua decisione.
Robert Langdon doveva fuggire dal Louvre, che lo volesse o no.